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Pneumologia: Disturbi respiratori del sonno (OSA)
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Apnea ostruttiva nel sonno (osa)

Disturbi respiratori del sonno

I disturbi respiratori del sonno comprendono una serie di condizioni cliniche, tra cui l’apnea ostruttive nel sonno (OSA) definita dalla presenza di almeno 5 episodi di natura ostruttiva, completa (apnea) o parziale (ipopnea), per ora di sonno, associati ad eccessiva sonnolenza diurna. Questi eventi determinano riduzione dell’ossigenazione e terminano con brevi interruzioni del sonno.

 

Classificazione dell’OSA

L’OSA è classificata in tre gradi di gravità in base al numero di episodi di apnea e/o ipopnea per ora di sonno.

 

Conseguenze cliniche e lavorative

Le conseguenze sul piano clinico comprendono patologie cardiovascolari (ipertensione arteriosa poco controllata da richiedere più farmaci anti-ipertensivi, fibrillazione atriale, insufficienza cardiaca cronica, aterosclerosi, coronaropatia, ictus), diabete mellito di tipo II, eccessiva sonnolenza diurna e cefalea mattutina. In ambito lavorativo le OSA, specie se associate all’eccessiva sonnolenza diurna, sono causa di infortuni sul lavoro, incidenti stradali e ridotta produttività.

 

Diffusione dell’OSA

Gli studi epidemiologici hanno evidenziato un incremento della prevalenza dell’OSA nella popolazione adulta negli ultimi decenni (24% negli uomini e 9% nelle donne). A fronte di stime così elevate, la maggior parte dei soggetti affetti non viene sottoposta al monitoraggio cardio-respiratorio notturno. eseguibile a domicilio, che ne consente una precisa diagnosi.

 

Importanza del trattamento

Il corretto trattamento dell’OSA permette una riduzione della mortalità a lungo termine per tutte le cause, e dei costi sociali e sanitari connessi alle comorbidità associate, assieme a benefici immediati sul rischio di infortuni e produttività sul lavoro.

Le informazioni contenute su questo blog sono pubblicate a scopo esclusivamente informativo: non possono sostituirsi o integrare la diagnosi svolta dal medico. Tutte le informazioni non devono essere in alcun modo considerate come alternative alla diagnosi del medico curante, né tantomeno essere confuse e/o scambiate con la prescrizione di trattamenti e terapie.