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Tac con mezzo di contrasto
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La TAC, Tomografia Assiale Computerizzata, è un esame diagnostico avanzato digitale che utilizza i raggi X ricostruendo immagini non solo sul piano assiale, ma su ogni piano. Questo tipo di esame consente di compiere indagini diagnostiche in patologie croniche, infiammatorie e oncologiche di qualsiasi parte del corpo. L’utilizzo del mezzo di contrasto agevola la visualizzazione di alcuni dettagli utili per l’esame, come arterie, vene, linfonodi, parenchimi.

 

Perché si fa la TAC con il contrasto?

Attraverso la TAC con iniezione di mezzo di contrasto, i medici riescono ad individuare non solo condizioni come l’embolia polmonare, la trombosi venosa profonda, la pancreatite, ma anche lo studio di una neoplasia, le malformazioni a carico dei vasi sanguigni e le alterazioni del parenchima (fibrosi e cirrosi). Esattamente come qualsiasi altra tipologia di TAC, la TAC con mezzo di contrasto è una procedura di radiologia, dunque la sua esecuzione e l’interpretazione dei risultati da essa derivanti spettano ad un medico radiologo. La TAC convenzionale e la TAC con mezzo di contrasto differiscono sotto più punti vista: prima di tutto, il mezzo di contrasto coglie particolari che la TAC tradizionale non è in grado di visualizzare, e in secondo luogo, impone una preparazione diversa e include un passaggio procedurale aggiuntivo, quale la somministrazione del mezzo di contrasto. Nello specifico, il mezzo di contrasto è un liquido contenente iodio che viene iniettato attraverso una vena dell’arto superiore (a volte a livello della piega del gomito, altre a livello della mano). In alcuni casi, il mezzo di contrasto iodato viene somministrato anche per bocca, ad esempio nella colonTAC o in alcuni esami dell’addome). Il mezzo di contrasto, una volta iniettato, percorre vene e arterie per raggiungere anche gli organi e i tessuti e, grazie al suo contenuto di iodio (elemento in grado di assorbire le radiazioni) consente di evidenziare e differenziare arterie, vene, linfonodi ed impregnazioni anomale. La TAC con contrasto è utile alla diagnosi di patologie quali embolia polmonare, trombosi venosa profonda, aneurisma dell’aorta, pancreatite, carcinoma da cellule renali, diverticolite, oltre a costituire un supporto nell’individuazione delle anomalie congenite o acquisite a carico dei vasi sanguigni e nella definizione dello stadio di una neoplasia.

 

In cosa consiste l’esame?

Il macchinario utilizzato per la TAC con mezzo di contrasto ricorda una grande lavatrice completamente aperta al cui interno si trova un lettino mobile. Il paziente viene fatto sdraiare sul lettino mobile, supino con la testa adagiata su un poggia testa, nel caso in cui l’esame da svolgere sia un esame alla testa o alla colonna cervicale; se la TAC dovesse essere dorsale o lombare invece, non sarà presente il poggiatesta e le braccia saranno raccolte sopra la testa. Per ottenere immagini di qualità, è fondamentale che il paziente stia immobile per tutta la durata dell’esame, che non supera, in media, i 10-15 minuti. Una volta sdraiato sul lettino, il paziente è introdotto in un tubo radiogeno che emette raggi X e gli ruota continuamente intorno, mentre il lettino si muove in modo orizzontale per consentire l’acquisizione di immagini di molte sezioni del corpo. L’esame con mezzo di contrasto è totalmente indolore. Il paziente potrebbe semplicemente avvertire una sensazione di calore in seguito all’iniezione del farmaco per via endovenosa.

 

Come prepararsi all’esame?

Per sottoporsi alla TAC con mezzo di contrasto, al paziente è richiesto di rimanere a digiuno per almeno 6 ore prima dell’esame. È anche necessario eseguire preventivamente, come da norma di legge, alcuni esami del sangue utili a fornire informazioni in merito alla funzione del fegato e dei reni. Infine, la TAC è un esame che comporta l’impiego di radiazioni elevate, per questo motivo deve essere limitata nei bambini ed è sconsigliata per le donne in gravidanza.

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Le informazioni contenute su questo blog sono pubblicate a scopo esclusivamente informativo: non possono sostituirsi o integrare la diagnosi svolta dal medico. Tutte le informazioni non devono essere in alcun modo considerate come alternative alla diagnosi del medico curante, né tantomeno essere confuse e/o scambiate con la prescrizione di trattamenti e terapie.